Il sacchetto della discordia








Salve amici,

l'anno nuovo è iniziato con la polemica sulla tassa sui sacchetti dell'ortofrutta (ma anche di macelleria, pescheria e farmacia) e, ovviamente, Spesissimevolmente non poteva esimersi dal parlarne.

Cerchiamo innanzitutto di risalire alle motivazioni del decreto, sulla carta indispensabile ai fini della tutela ambientale in base alle ultime disposizioni europee.

In realtà, la direttiva comunitaria del 2015 ha sancito qualcosa di nettamente diverso, in quanto riferita alle busta in plastica per la spesa, prevedendo addirittura la possibilità di escludere le bustine per l'ortofrutta!!
 
Ma non solo: Bruxelles precisa anche che i singolo Stati possono addirittura scegliere di consentire l'utilizzo delle borse di plastica ultraleggere (con uno spessore inferiore a 15 micron) " fornite come imballaggio primario per prodotti alimentari sfusi”.
 
E allora cosa è successo?
 
E' successo che Italia e Francia hanno imposto il pagamento, ed il contestuale divieto di riutilizzo per motivi igienici, delle famose bustine trasparenti, mentre nel resto dell'Europa si è limitato il pagamento alle sole buste della spesa in plastica tradizionale.
 
Il fatto che non ci siano alternative, fa del nuovo costo una vera e propria tassa. Ovviamente, noi tutti vorremmo contribuire nel nostro piccolo alla tutela dell'ambiente, ed è altresì vero che in un periodo di rincari, i 2 o anche 10 cent./€ potrebbero sembrare ridicoli, ma...siamo sicuri che la misura sia effettivamente efficace?
 
Non so se ve ne siete accorti pure voi, ma mi capita di vedere ultimamente molte più persone optare per le confezioni di mele, cachi, carote e via dicendo già belle e fatte e prezzate, con tanto di vassoietto imballato..... con plastica!!😒😒
E allora??

Oppure, e scene simili le hanno trasmesse anche in tv, consumatori industriosi che attaccano direttamente l'etichetta sull'articolo e si vedono poi addebitare il costo del sacchetto (inesistente!!) nonostante il sotterfugio.
 
Se l'obiettivo è ridurre l'impatto ambientale, meno rifiuti si producono, anche se biodegradabili (e qui sarebbe da aprire un'altra parentesi, perché secondo una ricerca pubblicata dall'università di Pisa, anche i sacchetti biodegradabili non sarebbero facilmente smaltibili nei sedimenti marini. Inoltre, l'applicazione su di essi dell'etichetta contenente inchiostro chimico, comprometterebbe la cosa ) meglio è, o no??
 
C'è ancora tanta confusione anche da parte degli addetti ai lavori, dato anche il rischio delle pesanti sanzioni in cui potrebbero incorrere...o cosa??
 
Se lo scopo dell'innovazione è affrontare il problema dell’usa e getta dei sacchetti in plastica, promuovendo il rispetto dell’ambiente, perché allora consentire ancora la produzione di posate monouso, vaschette in polistirolo per il pollo o cosmetici contenenti microplastiche? E perché vietare al consumatore di mettere ciò che acquista in una borsa in rete riutilizzabile?
Ben vengano assolutamente tutte le iniziative miranti a ridurre l'inquinamento globale, anche sotto forma di nuove tasse,  purchè siano però inserite in un'ottica globale che imponga al contempo il divieto di imballaggi non riciclabili o incentivi la vendita di prodotti sfusi e i vuoti a rendere. Il consumatore, sennò, si sente un po' disorientato o peggio, preso in giro.

Un piccolo passo in avanti a favore del consumatore è stato fatto, nel momento in cui, qualche settimana fa, si è sancita la possibilità di portare da casa sacchetti nuovi (un sacchetto ha una vita media di 12 minuti!!), monouso, idonei per gli alimenti e biodegradabili (ma che controlla poi la sussistenza di tutti i requisiti??!).
 
Sta di fatto che però, ricorrere a contenitori riutilizzabili, tipo sportine o ceste (come fanno nelle Fiandre, ad esempio) sarebbe stata la soluzione più pratica, semplice ed economica per tutti!
 
Buona spesa a tutti! 😏





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