Dalle piante agli aracnidi: le nuove frontiere dei tessuti ecosostenibili



Ciao a tutti!

Oggi l'argomento è più frivolo: iniziamo a parlare di idee regalo per Natale!

Del resto, è anche la settimana del Black Friday e se si può approfittare di qualche sconto, male non fa.

Avete mai sentito parlare di tessuti etico-sostenibili? Se la risposta è no, o se siete curiosi di scoprire le ultime frontiere, allora questo è l'articolo che fa per voi.


COSA SONO I TESSUTI "ETICO-SOSTENIBILI"

Partiamo con una premessa: l'industria della moda è la seconda più inquinante al mondo. 

Questo il motivo per cui, già da diversi decenni, si sono affacciati sul mercato tessuti ecosostenibili, o eco-friendly, cioè a ridotto impatto ambientale. Se ciò non bastasse, molte aziende hanno cominciato a dare importanza anche alle persone coinvolte in tutta la filiera di produzione, rifiutando la logica del massimo guadagno sfruttando manodopera a basso costo.

Dall'incontro di questi due ideali sono nati i tessuti etici, sostenibili a livello ambientale, ma anche sociale. 

Oggi non è difficile, per fortuna, trovare capi ottenuti con fibre organiche, oppure provenienti da un'agricoltura biologica, o da uno sfruttamento responsabile delle risorse di un territorio, o riciclate al 100% con processi sostenibili per l'ambiente o carbon-negative, cioè ottenute con una rimozione di CO2 maggiore di quella emessa (un esempio è quello della coltura della canapa a cui si sta sempre più rivolgendo il marchio Gucci).

Non si tratta di capi low cost, perchè la qualità delle materie prime è garantita anche in termini di durata, ma sicuramente nemmeno appartenenti a quella fetta di mercato altamente inquinante che è la fast-fashion (moda che tende a riprodurre velocemente e a basso costo i capi delle passerelle), responsabile del 20% dello spreco d'acqua mondiale e dei tessuti più inquinanti in assoluto.


DALLE PIANTE AGLI ARACNIDI

Già da anni, accanto a quelli riciclati, esistono tessuti, quali il lino o la canapa biologica, i cui processi di lavorazione hanno un basso impatto ambientale (richiedono poca acqua rispetto alle altre colture e non impoveriscono il suolo) e, al netto di eventuali colorazioni chimiche, sono completamente biodegradabili. 

Stesso discorso per il cotone organico, che a differenza del cotone classico e soprattutto del denim (quello dei jeans, per intenderci), che  implica consumi enormi di acqua e trattamenti chimici altamente inquinanti, richiede molta meno acqua, energia, ed impiego di pesticidi. 

Anche seta, lana e cashmere possono essere considerati sostenibili, a patto che lo siano stati i sistemi produttivi. Ciò a dimostrazione che del fatto non solo le materie prime debbano essere di origine naturale (o riciclata), ma che anche il tipo di processo produttivo incida sulla sostenibilità o meno di un capo.

Si stanno, però, affacciando sul mercato tanti nuovi tessuti eco-friendly, ottenuti dalle sostanze più impensabili. Parliamo delle Orange e Corn Fiber, ottenute rispettivamente dagli scarti di produzione degli agrumi e del mais, della Wineleather o della Pinatex, similpelli ottenuta dalla vinaccia o dagli scarti della produzione dell'ananas, il Modal, fibra ottenuta dalla polpa dei faggi  o il Mettle Milk, ottenuto dalla caseina del latte scaduto, molto indicato per l'intimo per le sue proprietà antibatteriche. 

Tutto molto sorprendente...e se vi dicessi che anche i ragni danno il loro contributo? Proprio così, perchè in Giappone hanno realizzato un tessuto, più resistente dell'acciaio e completamente biodegradabile, combinando proprio geni e microbi delle ragnatele!

Insomma, un settore sempre più innovativo e in espansione quello della moda eco-sostenibile, che sarebbe bene sostenere ed incentivare per il bene nostro e del pianeta.

E il bamboo? Vediamo, perchè questa fibra merita un discorso a parte.


IL BAMBOO ORGANICO

Il mio tessuto preferito, tra quelli ecosostenibili, resta il bamboo, sia per la facile reperibilità che il prezzo abbastanza accessibile, sia per le caratteristiche (è antibatterico, anallergico, traspirante, morbido, assorbente, resistente ma leggero e protegge addirittura quasi totalmente dai raggi UV), sia perchè la ritengo la pianta più rispettosa del pianeta in assoluto: non ha bisogno di essere innaffiata, perchè le basta l'acqua piovana, si rinnova velocemente, data la sua crescita rapidissima, cattura altissime percentuali di CO2 producendo al contempo tanto ossigeno e, per di più, la sua raccolta non implica la morte della pianta...o almeno così dovrebbe essere! Infatti, vuoi per ignoranza, vuoi per mancanza di scrupoli, alcuni produttori, senza che ce ne sia bisogno, utilizzano indiscriminatamente prodotti chimici e metodi di disboscamento.

Riferiamoci, quindi, al bamboo organico, completamente biodegradabile e di provenienza europea; stiamo attenti, però, a non confonderlo con il rayon (basterà leggere attentamente le etichette), un tessuto a metà strada tra in bamboo e la viscosa, non qualificato come sostenibile (per la sua produzione sono impiegati molti agenti chimici e si rilasciano nell'aria sostanze altamente inquinanti). 

I miei uomini di casa indossano ormai solo questi calzini https://amzn.to/3RatEn2, realizzati con l'80%  di fibra di bamboo (l'80% è la percentuale di base perchè si tratti di un buon prodotto), sono senza cuciture sulla punta e adatti sia in estate, perchè il bamboo evita l'umidità dei piedi, sia in inverno, perchè la fibra si riscalda e tiene i piedi caldi. Oltretutto, non provengono dall'Asia, dove ci sono le maggiori coltivazioni di bamboo, ma dall' Europa, dunque più sostenibili e sono certificati dallo standard 100 by OEKO-TEC (requisiti umano-ecologici rispettati). 

Che cosa state aspettando a provarli anche voi?

CONCLUSIONI

Spero di avervi un po' incuriositi illustrandovi queste nuove frontiere della moda, a cui dovremmo imparare a rivolgerci per un futuro più green.

Un'ultima cosa: come sempre vi dico, leggete molto bene le etichette e non lasciatevi ingannare da pubblicità o cartellini che pubblicizzano in maniera, talvolta macroscopica, l'impiego di fibre ecosostenibili: potrebbe trattarsi di quella strategia subdola di marketing che sta prendendo molto piede anche da noi, il greenwashing (=ecologismo di facciata), tendente a fornire immagini e informazioni ingannevolmente positive in materia di impatto ambientale.
E se proprio vogliamo essere sicuri di ciò che acquistiamo, consultiamo Good on You, un'app di valutazione della sostenibilità dei capi molto attendibile.

Che dire? Buoni acquisti eco-friendly a tutti e, ricordate, abbracciare l'eco-sostenibilità non vuol dire non essere "alla moda", anzi! A volte proprio un capo di nicchia, in quanto particolare, può dettare tendenza!😉

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