Se l'inchiostro diventa un ingrediente


Bentrovati!

Ieri ero al banco salumi e mi è caduto l'occhio sulle mozzarelle confezionate singolarmente ed immerse nel loro liquido. Fin qui nulla di strano, se non fosse per il fatto che sulle confezioni è impressa (per legge) la data di scadenza con un bell'inchiostro nero. E se quell' inchiostro, su carta addirittura bagnata, entrasse in contatto con la mozzarella? Vi siete mai chiesti se gli alimenti contenuti negli imballaggi (non in plastica) recanti scritte siano al sicuro?

Un contenitore per alimenti dovrebbe teoricamente preservare il cibo all'interno da agenti atmosferici e contaminazioni varie, ma siamo sicuri che sia sempre così? Cerchiamo di vederci chiaro.


INCHIOSTRI E FISSATORI SULLE CONFEZIONI 

Su tutti i prodotti confezionati che acquistiamo troviamo impresse varie scritte: liste di ingredienti, informazioni nutrizionali, modalità di conservazione, date di scadenza, tempo di cottura, provenienza, stabilimento di produzione e così via; oggi, però, ci focalizzeremo  su quegli alimenti contenuti negli imballaggi in carta e cartone, su cui quelle diciture potrebbero creare qualche problemino, soprattutto se di piccole dimensioni e in caso di consumo frequente, se non addirittura giornaliero.

Pensiamo, per esempio, alle confezioni di latte, panna, yogurt, succhi di frutta, pizze, biscotti, pasta, vino o formaggi molli: l'inchiostro non è soltanto impresso, ma anche fissato con una specifica sostanza, l'ITX, capace di contaminare gli alimenti contenuti all'interno. 

Anni fa, due note aziende furono condannate in quanto si dimostrò che  il fissatore d'inchiostro aveva contaminato latte per bambini e cacao in polvere

E allora come ci difendiamo, preferendo i contenitori in plastica? Sicuramente no, ma è importante capire bene di cosa stiamo parlando per poter scegliere il prodotto giusto.

Le sostanze utilizzate per gli inchiostri impressi sugli imballaggi sono circa 5.000 (sì, avete capito bene!), di cui soltanto una percentuale molto esigua è ritenuta sicura, in quanto regolamentata dalle disposizioni sugli imballaggi in plastica. Ora, alla consistente parte residua, appartengono sostanze quali alcune ammine aromatiche primarie, oli minerali e conferitori di brillantezza (fotoiniziatori come il 4-MBP) sospettati di cancerogenicità, e diventa davvero complicato risalire ad ognuna di esse. 

Vediamo quali sono, se esistono, le disposizioni normative a tutela del consumatore.


COSA PREVEDE LA LEGGE

Come anticipato, la normativa in merito agli imballaggi non in plastica è piuttosto vaga: a livello comunitario, ci pensano i Regolamenti 1935/2004 ("riguardante i materiali e gli oggetti destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari") e 2023/2006 ("sulle buone pratiche di fabbricazione dei materiali e degli oggetti destinati a venire a contatto con prodotti alimentari"). Questi Regolamenti prevedono, in linea molto generale, che i materiali "devono essere sicuri e i loro componenti non devono poter migrare negli alimenti in quantità inaccettabili" e che gli inchiostri non devono essere stampati sulla parte a diretto contatto con gli alimenti (non è escluso che capiti, però, in caso di stampa di contenitori impilati l'uno sull'altro!).

Viene rimessa all'azienda produttrice la totale responsabilità sul controllo di idoneità dell'imballaggio anche in base al tipo di alimento e sul rispetto di quelle "buone pratiche di fabbricazione", ma quale sia la dose accettabile dei componenti l'imballaggio non è dato saperlo, nè tantomeno l'EFSA è tenuta a pronunciarsi in merito ad un tetto massimo (a differenza di quanto accade, invece, per i contenitori in plastica). 
E' anche vero che in tal senso si muovono alcune normative nazionali: la Svizzera prevede, ad esempio, limiti molto bassi per gli inchiostri, considerandoli contaminanti più pericolosi dei pesticidi e la Germania le va dietro.

Quanto all'Italia, esiste una normativa in materia di imballaggi in carta e cartone (decreto legislativo 116/2020), ma non ancora sui relativi inchiostri da stampa. In compenso, qualche anno fa sono state inasprite le sanzioni per violazioni del Reg. 1935/2004: in particolare, sono previste sanzioni pecuniarie fino a 60.000 euro in caso di contaminazioni del prodotto alimentare ed è introdotta la responsabilità penale in cui l'inchiostro abbia compromesso la salute del consumatore. Il nostro Paese, inoltre, ha imposto alle aziende produttrici di contenitori alimentari l'individuazione di una persona preposta alla notifica della composizione dei prodotti realizzati (inchiostri inclusi) alle all'autorità nazionale competente. Direi che, quindi, rispetto ad altri Paesi privi di leggi a garanzia della sicurezza dei contenitori alimentari non in plastica, siamo maggiormente tutelati.

Sono molte, però, le sostanze ancora non valutate e quindi si rende più che mai urgente un intervento comunitario che disciplini in maniera univoca e precisa il rischio di migrazione degli inchiostri e fissatori sui contenitori in carta e cartone.


CONCLUSIONI


Vi ho fatto preoccupare, vero? Non era mia intenzione, ma, come dico sempre, bisogna conoscere per difendersi e mangiare serenamente ciò che acquistiamo.

Nel paragrafo precedente ho concluso rassicurandovi sulla situazione in Italia e aggiungo che, da analisi a campione effettuate negli ultimi anni, i contaminanti ritenuti pericolosi (ad oggi) sono risultati, per fortuna, nettamente inferiori a quelli degli altri Paesi. 
Da quasi vent'anni, inoltre, un'azienda toscana ha ideato un inchiostro-non inchiostro atossico per stampe industriali, il Noink, addirittura commestibile nel caso in cui dovesse migrare, in quanto realizzato con soli additivi alimentari. Purtroppo però, come spesso accade, si bada più all'estetica del prodotto che alla sua qualità e quindi, nonostante sia anche più economico degli inchiostri da stampa tradizionali, il Noink non è ancora utilizzato su larga scala, in quanto non  perfettamente "definito". 

E allora, quale latte, per esempio, dovremmo acquistare?

Sicuramente non tutti gli imballaggi in carta e cartone sono potenzialmente pericolosi: proprio il tetrapack del latte, per la sua composizione, dovrebbe creare una barriera alla migrazione degli inchiostri, ma evitare ogni tanto il polietilene e l'alluminio del rivestimento interno non sarebbe poi tanto male (...questa, però, è ancora un'altra storia!).

In più, non dimentichiamo che è sempre la dose a fare il veleno, così come lo è il mix di sostanze tossiche che potremmo ingerire da varie fonti (utensili vari, detergenti, alimenti...).

Quanto ai contenitori alimentari, cerchiamo in generale di evitare quelli più incriminati (vedi anche il mio articolo https://spesissimevolmente.blogspot.com/2023/10/cucchiarelle-5-stelle.html) e, soprattutto se consumiamo assiduamente alcuni alimenti in carta e cartone (penso, nel mio caso, a latte e yogurt), preferiamo i contenitori in vetro, ancora di nicchia, ma per fortuna da un po' di tempo presenti anche nei supermercati. Buona norma sarebbe travasare in contenitori in vetro anche alimenti, quali pasta o farina, che, data la scadenza, potrebbero restare a contatto con la confezione per un periodo anche piuttosto lungo.
Anche la dimensione è importante: un contaminante avrà un impatto certamente maggiore su un volume piccolo, quindi evitiamo le mono e mini porzioni.

Consiglio principe è poi rivolgersi a prodotti italiani e, per quanto possibile, freschi e non preconfezionati: farà bene a noi e anche l'ambiente ci ringrazierà! 😉

Commenti

  1. Grazie come sempre Francesca per le tue sagge informazioni

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  2. Sono contenta che continui a trovare utili i miei articoli. Se hai argomenti che ti piacerebbe approfondire, proponimeli pure...li valuterò con piacere!

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  3. Cara Francesca vorrei sapere qualcosa di più sulla carne.Quando possiamo fidarci delle carni che ci offrono i macellai.A cosa dovremmo fare attenzione.Grazie sempre

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    1. Grazie del suggerimento😊, che accetto molto volentieri perché mi offre l'occasione per parlarvi di un progetto in corso all'università di Napoli. A prestissimo!😉

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  4. D'ora in poi ,ogni volta che mi sara' possibile travasero' quel che c'è nei cartoni con scritte in inchiostro in barattoli di vetro.Anche se gli inchiostri incriminati in Italia rappresentano una bassa percentuale,con la prudenza è meglio abundare quam deficere

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    1. Ottima soluzione! Vedo con piacere che hai letto l'articolo con molta attenzione😊

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